Click 44 – Chi era Piero Bartezzaghi

  • 16 Marzo 2019

Ho conosciuto Piero tanti anni fa, alla Settimana Enigmistica, nell’appartamento di Piazza Cinque Giornate a Milano, che da tanti anni funge da redazione. Mi spiegava con calma che un cruciverba si può comporre anche in pochi minuti, ma il cruciverba che tutti cercavano a pagina 41, cioè “il Bartezzaghi”, doveva esser composto con calma, frutto di cancellazioni e ripensamenti, fino a che non si sarebbe inserito un giusto mix di parole semplici e di termini più complicati, con alcuni vocaboli stranieri che però incrociano con parole italiane che avrebbero aiutato il solutore. Custodisco ancora a casa un suo vocabolarietto, che conteneva tutte le parole strane terminanti in consonante, molto utili una volta per la compilazione degli schemi in un’epoca nella quale non esisteva internet.

Piero Bartezzaghi (1933 – 1989), già a tredici anni vede pubblicato un suo cruciverba, ma è stato un grande autore di giochi enigmistici, di quelli poco conosciuti anche dai lettori fissi della Settimana Enigmistica. Allora vi presento un suo gioco, un anagramma, un gioco datato poiché nella soluzione appare un termine che oggi non si usa più, ma dal quale si può apprezzare la bravura dell’autore.

Ecco il testo, che può sembrare una poesia sul problema dell’isolamento, e dal titolo “Il mondo è una prigione”.

 

Il mondo è una prigione

per me, misero verme,

che ho camminato nel verde,

che mi sono nutrito per la gloria,

e che ora attendo nel buio

il mio estremo, effimero volo.

 

Il mondo è una prigione

per gli amici che ho saputo fedeli,

anche se diversi da me:

anche per loro una pesante catena,

che li fa cattivi in una società

che spesso li lascia per strada.

 

Il mondo è una prigione

anche per i giganti, che credono

di non avere un padrone,

che si muovono lenti e travolgono,

che non sanno scordare le offese,

che ottengono solo vittorie di Pirro.

 

E in questa vuota prigione

fatta di solitudine trasparente,

io cerco una guida, un filo sottile

che distrugga questa mia incomunicabilità,

che mi faccia sentire da una voce lontana,

un richiamo etereo, una nuova speranza.

 

Ecco, la poesia si può dividere in quattro parti di sei versi, e ciascuna parte è un indovinello, le cui soluzioni sono, nell’ordine: baco, cani, elefanti, cabina telefonica. La curiosità è che le prime tre soluzioni, essendo nomi di animali, sono collegate tra loro, e la frase finale, cioè “cabina telefonica”, è l’esatto anagramma delle tre precedenti. Chi ha piacere può rileggere, come di solito consigliamo, sia immaginando il titolo originale, sia cercando i riferimenti che portano a risolvere baco (verme, verde, gloria che è un tipo di seta, volo), cani (amici, fedeli, catena, cattivi cioè prigionieri, lascia per strada), elefanti (giganti, lenti, travolgono, non sanno scordare, vittorie di Pirro), cabina telefonica (vuota prigione, trasparente, guida, filo, incomunicabilità, voce).

Grazie, Piero, per la tua amicizia e per tutti i bei giochi che ci hai lasciato.

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