Click 108 – Un fermaglio e nulla più

  • 17 Novembre 2019

Tempo fa ho visto la iena Giulio Golia nel noto programma di Italia 1 che parlava di Alzheimer. È un argomento che mi sta a cuore, e a Trieste c’è una bella struttura che s’interessa del problema e di chi sta accanto ai malati: Casa Viola, gestita dall’associazione De Banfield. Giulio Golia incontra degli anziani colpiti dalla malattia, tra questi anche una simpatica vecchietta che in momenti successivi gli diceva la propria età, ma sempre indicando numeri diversi. Sembrava uno sketch, ma poi mi sono accorto che Giulio cercava di capire come affrontare i malati che, come vedevamo, non ricordavano niente, ma proprio niente, neanche eventi semplici appena avvenuti. Nel servizio si scopre, come suggerito dai medici intervistati, che si deve assecondare i malati, anche quando affermano cose strampalate, perché se non contraddetti, questi pazienti si sentono tranquilli. La lunghezza della vita si allunga, e allora è inevitabile che qualcuno ad un certo punto della sua esistenza, cominci a perdere tutte le capacità proprie di un giovane. Mentre scrivo, sento in sottofondo la registrazione della puntata, proprio mentre che la signora intervistata continua a dire che sta per tornare a casa: ha già un biglietto del bus in mano, e per lei è stata creata una finta fermata all’interno della struttura che la ospita, e intanto la sua amica continua a ripetere che come mestiere faceva la pantalonaia, un paio al giorno. Mi fanno sorridere le risposte che sento, ma anche pensare: ad 80 anni il 30% degli anziani soffrono di Alzheimer, e anche noi, se arriveremo ad 80 anni… forse diremo la nostra età sbagliata, e ci capiteranno gli stessi eventi che capitano ai simpatici amici intervistati nel servizio.

Ma per il momento siamo tutti giovani, e questi problemi non li abbiamo, no? Chissà perché, il mio pensiero va ad una conferenza di Ken Robinson alla quale ho assistito tempo fa. Ken è noto per i suoi studi psicologici, particolarmente rivolti ai giovani o studenti. Ebbene, lui con le sue idee sul pensiero divergente fornisce tanti spunti per ragionamenti, ma quello che vorrei presentarvi oggi è un test rivolto a tanti bambini: quali modi diversi ci sono per utilizzare un fermaglio, un clip di quelli che si usano in ogni ufficio? Il fermaglio può essere di qualsiasi materiale e di qualsiasi grandezza. Il test ha dato dei risultati inaspettati: i bambini della scuola materna testati hanno dato tante, tantissime risposte diverse; agli stessi ragazzi, arrivati alla scuola elementare, è stato sottoposto lo stesso test, e poi ancora una terza volta quando sono arrivati alle medie. Ad ogni step, le risposte valide sono state sempre in numero minore. Ken poi cerca il motivo del calo di queste capacità, e lui indica nell’impostazione del sistema scolastico la risposta. Non si può dare una sentenza frettolosa a questo problema, ma a me risulta curioso che i ragazzi, in tempi passati, avevano dato risposte che ora non riuscivano più né a dare né a ricordare. Oddio… mica sarà… com’è quel nome? Ah, sì: Alzheimer.

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