Click 112 – Mistica notte di Natale

  • 2 Dicembre 2019

Spesso ho ribadito che gli enigmisti hanno vita lunga, e oggi vorrei parlare di don Anacleto Bendazzi, che ci ha lasciati alla bella età di 99 anni nel 1982, anzi, precisiamo: il giorno 28-2-82. E tale data, scritta così, è una data palindroma, cioè che si può leggere anche a rovescio, partendo dall’ultima cifra. Ma non solo: se si scrive con i caratteri delle vecchie calcolatrici, si può leggere anche ribaltando il foglio: è sempre 28-2-82. E don Bendazzi era un appassionato di tanti giochi enigmistici, in particolare palindromi ed anagrammi; ha scritto centinaia e centinaia di giochi su tantissimi argomenti: sulla religione (be’… è un sacerdote, anzi, monsignore) ma anche su tantissimi argomenti che possono interessare gli studiosi; era un grande cultore di materie linguistiche e insegnava latino, greco e tedesco.

Nel suo libro “Bazzecole andanti” (è un caso che il titolo sia l’esatto anagramma del nome dell’autore?) c’è anche un componimento dedicato al Natale, con il quale vorrei porgervi i miei auguri e ringraziamenti a chi mi legge. In quest’opera in ogni riga la prima metà è l’anagramma esatto della seconda metà. Cosa vi pare? Qualcun altro vuol cimentarsi in un lavoro simile? Io no, sono sicuro di non farcela, e allora gustiamoci “Il Natale” secondo don Anacleto Bendazzi.

Mistica notte di Natale – atta a dolci sentimenti.
Dove – vedo
Molti prati e così belli? – Sopra i colli betlemiti.
Là con le pecore pascolanti – c’è pace, sol pace, all’intorno:
pace intima la vedi – ne la vita dei campi:
ài le frasi d’amore… – Ed ormai lì fa sera.
Colla notte oscura, – ecco là ratto un Sol:
cielo d’argento – corteo d’angeli;
l’onda di devota melodia – dal mondo a Iddio t’eleva.
Angeli per il cielo – replicano: “Egli è lì,
è lì nato, il gran Dio! – A te l’inno di gloria,
a te, Sire, che a l’ – alate schiere
ed agli uomini – il gaudio meni”.
Coll’animo pieno che si tradiva, – a l’indomani il vecchio pastore
Diceva al pastorello innocente: – “Vedi là lontan? E’ lo speco: c’entrai,
e mi apparì Gesù, – Giuseppe, Maria.
O, vattene pur ilare – a venerare il Putto.
La poesia pel core – è colà al presepio:
là è il Creatore del – cielo e della terra”.
Ed invero lì, lì su era – Dio, il Re universale,
Egli per noi divenuto – povero: Lui indigente!
La soave Genitrice – (o lei casta Vergine!)
sopra molesto – strame lo posò…
V’è talor – altrove
penuria – più nera?

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