Click 109 – Cosa sappiamo di Marte?

  • 20 Novembre 2019

Nei giorni scorsi è avvenuta una grande tappa nelle conquiste spaziali: Insight è atterrato su Marte. Anzi, il termine dovrebbe esser aggiornato, e con un neologismo diremo che è “ammartato”. Ci sono tanti particolari legati a questo evento che mi sono sembrati degni di ragionamenti, e voglio condividerli.

Per prima cosa dobbiamo pensare ai tanti viaggi spaziali precedenti, e finiti male: già nel 1971 Mars 2 e Mars 3 si sono posati sulla superficie del pianeta, ma senza riuscire a spedire dati alla Terra. Con le successive sonde purtroppo non è andata meglio: ad esempio, col Mars Climate Orbiter si è perso contatto in fase di atterraggio, e tutto per un errore di navigazione dovuto alla mancanza di conversione fra i dati calcolati col nostro Sistema metrico decimale e il sistema usato nel Regno Unito. Ecco, questo mi fa rabbia: che per un errore banale una missione costata milioni di dollari sia fallita; eppure ai giovani che partecipano con me alle competizioni matematiche si insegna a non cadere in sbagli simili.

Ma parliamo del nostro lancio, previsto in un primo tempo per il marzo 2016, e spostato al maggio 2018. Infatti un difetto in un sismografo ha fatto sì che si è dovuto aspettare un nuovo passaggio del pianeta in posizione favorevole all’incontro. Eh già, visto che le distanze da percorrere non sono banali, conviene affrontare il viaggio in condizioni favorevoli, e siccome Marte impiega circa due dei nostri anni per compiere un giro attorno al Sole, per salirci, conviene aspettare di trovarcelo vicino alla Terra. La minima distanza fra noi e Marte in questo millennio si avrà l’8 settembre 2729, ma nel frattempo ci accontentiamo di viaggi anche non così convenienti.

Mi ha affascinato la descrizione di tutti i meccanismi atti a far avvenire con successo la discesa sul Pianeta Rosso: intanto la velocità di crociera di Insight era di 20.000 km/h, che con una serie di meccanismi ben coordinati è stata ridotta a 8 km/h al momento dell’impatto… mica male! Anche l’angolo di impatto con l’atmosfera marziana doveva essere proprio di 12°: un angolo maggiore e Insight sarebbe bruciato, un angolo minore e sarebbe rimbalzato come i sassi piatti che lanciamo sul mare. Sono stati quindi necessari l’uscita di uno scudo termico e dei paracadute. E in tutte queste operazioni Insight ha dovuto arrangiarsi da solo, in quanto un comando da Terra sarebbe arrivato lassù solo dopo otto minuti… troppo tardi per interventi urgenti.

Insomma, grandi studi e una grande organizzazione, per permettere rilevamenti del suolo di Marte, del suo sottosuolo e anche dei suoi terremoti. Sì, perché questo è uno degli scopi della missione. A questo punto non ci resta che augurare tanti terremoti lassù, così come ci auguriamo che non ne avvengano sulla Terra.

A questo ho pensato di Marte in questi giorni, ma ora ricordo che sui social capita di frequente di avere altre notizie su questo affascinante pianeta, con un diametro appena doppio di quello della Luna, quindi piccolino. La Luna dista dalla Terra circa 400.000 km, mentre Marte dista da noi da 50 a 100 milioni di chilometri: è ovvio che Marte sarà visto molto più piccolo, anche se nella storia, dopo Venere e Giove, è stato il primo pianeta ad esser individuato. Però… siamo sicuri che mai sarà visibile dalla Terra come la Luna, data la grande distanza. Ma allora perché in continuazione appare su facebook qualche avviso del tipo: “Nei prossimi giorni Marte sarà visibile ad occhio nudo, è sarà grande come la Luna”? Forse dovremmo valutare con molta attenzione tutte le notizie che leggiamo, soprattutto quelle che hanno tanti like…


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