Click 126 – Un cannocchiale lungo lungo

  • 7 Febbraio 2020

Sono molto interessato all’astronomia; fra un paio di settimane sarò ospite, come ogni anno, della Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, e cercherò, nei momenti liberi dalle mie conferenze, di partecipare a quelle dei luminari di tale disciplina. Da un po’ di tempo non si sente più parlare della sonda Cassini-Huygens, lanciata nel 1997, e che ogni tanto veniva menzionata nei notiziari per le sue scoperte, soprattutto riguardanti Saturno, i suoi anelli e i suoi satelliti. La ragione di tutto questo è semplice: la missione è terminata, e nel 2017 la sonda è stata fatta avvicinare a Saturno, fino a che si è disintegrata. Ma prima di questa sua morte, il lavoro programmato era stato compiuto durante i passaggi, nell’ordine, vicino a Venere, Giove e soprattutto Saturno. È eccezionale secondo me che questa sonda sia riuscita a realizzare dei passaggi molto ravvicinati a tante lune di Saturno, fra i quali ad esempio quello del 2008, a soli 25 km di distanza da Encelado. Neppure voglio immaginare come si possa fare per guidare una cosina così piccola a tanti chilometri di distanza, facendole fare escursioni vicinissime a degli astri, senza venir attratti dalla loro forza di gravità.
Ma io mi sono chiesto anche come mai sia stato imposto questo nome alla navicella, e ho scoperto che Cassini e Huygens erano stati due astronomi che hanno fatto importanti rilevazioni su Saturno. Fino a quel momento sapevo soltanto che “Il Cassini” era un liceo di Genova, poiché ho avuto modo di incontrare alcuni studenti di tale istituto. Cassini, che si è interessato anche a tante altre discipline oltre all’astronomia, è stato lo scopritore di quattro satelliti di Saturno e di importanti caratteristiche degli anelli. Già Galileo qualche tempo prima aveva fatto analoghe scoperte riguardanti Giove, come l’identificazione dei primi quattro satelliti, chiamati Medicei in onore della famiglia dominante a Firenze. Ma Giove dista dal Sole cinque volte la distanza Terra-Sole, mentre Saturno dista nove volte tale distanza: le osservazioni di Cassini e Huygens sono state molto più complicate di quelle di Galileo, e allora mi viene da chiedermi cosa ci sia stato di speciale, da permettere queste nuove scoperte. Non dobbiamo dimenticare che il primo satellite di Saturno è stato visto, studiato e catalogato nel 1655. Ebbene, il fatto importante è stata l’idea di come costruire il cannocchiale. In qualche ritratto di Galileo, lo si vede con in mano un cannocchiale lungo forse un metro, che permetteva grandi ingrandimenti. Una lente all’inizio del tubo, una alla fine, montate in modo che l’ingrandimento di una cada nel punto adatto dell’altra, e il gioco è fatto. Cassini e Huygens, quando facevano le loro osservazioni da Parigi, hanno usato… un cannocchiale più lungo, avevo pensato. E invece no, anzi sì, ma in maniera diversa da come mi sarei atteso: con la collaborazione dell’ottico Giuseppe Campani, hanno usato un tubo lungo un metro con una lente in cima, ma poi la seconda lente non l’hanno messa dall’altra estremità del tubo, ma l’hanno portata in cima ad una torre a 50 metri di distanza. Così si è potuto vedere come se ci fosse stato un tubo molto lungo con alle estremità due lenti. Ovviamente la distanza fra lente e tubo doveva esser calcolata, e poi il tutto doveva venir allineato con l’astro da osservare, ma… ce l’hanno fatta. Ancora una volta il cercar di capire come sia stata possibile una scoperta, ha portato me a fare una scoperta, e a dire un “Ohhh” di ammirazione per questi nostri grandi personaggi.

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